LE METAFORE IN MEDIAZIONE


Uno strumento di comunicazione potente, soprattutto per trasmettere nuove visioni ed obiettivi è l’arte di narrare e raccontare, che ricopre un ruolo importante anche come generatore di cambiamento.
Il Mediatore è innanzitutto comunicatore e si pone come focus il cambiamento di atteggiamento delle parti verso la controversia.Durante l’ascolto di una storia, la mente cosciente di chi la fruisce viene assorbita, mentre l’inconscio è libero di assimilare la morale o il messaggio contenuti nel racconto.
Uno dei più grandi comunicatori della storia fu Gesù, il quale dotto sapiente aveva come uditorio pescatori e contadini analfabeti. Mediante le parabole egli riuscì ad entrare dentro il proprio pubblico in maniera convincente ed assolutamente non invasiva. Non dovette convincere, poiché la forza narrante degli episodi apriva le menti.La metafora è vicinissima parente delle parabole e ne possiede le medesime virtù, il termine deriva dal greco meta, che significa “sopra” e phorein, che significa “portare da un posto ad un altro, trasportare”.
In mediazione lavoriamo sul cambiamento/spostamento a vari livelli per stimolare l’apprendimento/spostamento cognitivo. Le metafore, le storie e gli aforismi hanno un duplice vantaggio: distraggono le parti, spostando la loro attenzione dal problema, generando quindi un immediato calo della tensione; e offrono un altro punto di vista, facilitando l’apprendimento/spostamento, in maniera intuitiva.
Le parti, mentre cercano con la mente conscia un senso logico a quello che stanno ascoltando, per intuizione collegano la narrazione alle proprie esperienze.

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Lo stesso Freud dava notevole importanza alla forza delle parole considerandole strumento di base della consapevolezza umana. Aristotele in merito affermava che le parole simboleggiano la nostra esperienza e quello della metafora è un linguaggio allusivo ed evocativo, che stimola il pensiero senza forzarlo.
La metafora può altresì essere vista come una struttura che crea sintesi: chi crea una metafora dipinge un quadro con le parole, combinando e di fatto integrando la comunicazione non lineare immaginifica (emisfero destro) con la comunicazione lineare verbale (emisfero sinistro).
Le metafore sono come dei ponti che collegano, creando sintesi, due emisferi e due modalità di pensiero diverse.

Lo strumento metaforico diviene eccezionale se calibrato sulle parti o sulla parte verso la quale si voglia agire. L’ambito metaforico, la parabola dei pesci per un pubblico di pescatori, deve essere ritagliato ad uso e consumo della realtà percettiva della parte, costruendola su situazioni di quotidianità per l’auditore. Scelto l’ambito si deve procedere con una narrazione calda ed avvolgente, sfruttando in modo adeguato ogni strumento comunicativo a nostra disposizione, modulando tono, ritmo, voce, gestualità affinchè siano il più consone possibile a chi ascolta. Essenziale infine sarà inserire all’interno del racconto quelle parole calde o chiave, che le parti avranno utilizzato per raccontare le proprie ragioni. Le parole calde o chiave sono quei termini fortemente evidenziati per tono e gestualità, ripetuti più volte o semplicemente stressati dalla parte, quasi che da soli possano sintetizzare tutta la vicenda o lo stato d’animo della persona.

Una metafora posta al punto giusto e confezionata nella maniera corretta può smuovere anche la parte più ostica, aprendo innumerevoli possibilità, questa volta di confronto e non più di scontro.

Fonte: www.mondomediazione.it
Fonte immagini:Google